09 Feb

Smartphone e tablet ai bambini: Sì o No?

Un giorno ho chiesto a un bambino di 9 anni di disegnare un momento per lui significativo che era successo o succedeva con regolarità a scuola e uno per lui importante che si era verificato o si verificava frequentemente in famiglia. Prende il foglio, i pennarelli e comincia a rappresentare se stesso mentre a scuola, durante l’intervallo, gioca con gli amici a lupo ghiaccio e mi racconta chi sono i protagonisti, le emozioni positive che prova nel rincorrere i compagni e della campanella che suona, interrompendo quel magico momento, ma sapendo che il giorno dopo avrebbero rifatto quel gioco e lui e i suoi compagni si sarebbero divertiti tanto. Poi prende un altro foglio e, dopo averci pensato un po’, rappresenta il momento significativo in famiglia: comincia con il disegnare un grande divano, poi disegna se stesso sdraiato in compagnia di…un tablet! E mi spiega come quello sia il più bel momento a casa, con la mamma in un’altra stanza probabilmente a chattare su facebook e il fratello più grande a fare i compiti lontano da lui. Non pensate che questa sia una situazione estrema, quel bambino appartiene ad una famiglia come tante altre e probabilmente se dovessi chiedere ad altri bambini di fare lo stesso, alcuni di loro disegnerebbero situazioni simili perché ormai la tecnologia fatta di smartphone e tablet è entrata a far parte della nostra quotidianità e si è impossessata di un pezzo significativo della nostra vita. Non è mia intenzione demonizzare gli strumenti tecnologici, ma invitarvi a una riflessione sull’impiego che se ne fa e sul tempo che anche i nostri figli spendono sfiorando con le dita lo schermo di un tablet o di un cellulare. Siamo tutti sempre più ‘networked families’, ossia membri di famiglie che vivono e condividono la loro vita sui social: foto, video, commenti, anniversari. Abbiamo tutti sempre in mano un telefonino o un tablet. I più piccoli apprendono da subito questo nostro comportamento perché imparano per imitazione. Quando si vuole apprendere un mestiere, si guarda cosa fa l’esperto in quel lavoro, si copiano i suoi gesti e poi li si elabora con le proprie capacità, mettendoli successivamente in pratica. Questo avviene per tutto, anche per l’uso del telefono. Una madre sempre con lo smartphone in mano verrà imitata dal figlio che le chiederà di usare il cellulare anche a 5 anni. In questi anni il Consiglio Superiore di Sanità ha invitato ad avere prudenza nel mettere in mano il cellulare ai bambini. Non si sa ancora abbastanza su come le onde elettromagnetiche possano danneggiare un organismo in crescita. Inoltre, cavie da esperimento, sottoposti a campi elettromagnetici, mostrano disorganizzazione del pensiero, difficoltà di concentrazione e disturbo dell’attenzione. In attesa di lavori scientifici adeguati, che valutino il rischio di effetti nocivi, è meglio usare il principio di precauzione. La principale Associazione di pediatri britannici ha emanato delle linee guida con le regole da seguire: sotto ai due anni, si sconsiglia l’uso di smartphone, tablet, ma anche tv. Per i bimbi più grandi si consiglia di limitare l’esposizione a un’ora al giorno. Io invece sono convinta, a differenza delle aziende di marketing che promuovono la vendita di strumenti tecnologici anche ai bambini di 6 mesi, che nel periodo della prima infanzia, cioè dalla nascita alla conclusione della scuola materna (0-6 anni), il bambino non abbia assolutamente bisogno, per la sua crescita cognitiva e psicomotoria, di tablet e smartphone, ma di oggetti concreti, che sviluppino la sua motricità e la sua creatività. Parlando con alcune maestre di scuola materna, mi hanno confermato che sempre più bambini sanno far scorrere uno schermo, ma hanno poche, se non nessuna, abilità manipolative con le costruzioni e non sanno socializzare con gli altri, ma i cui genitori parlano con orgoglio di come sanno maneggiare gli smartphone. È una vostra scelta educativa stabilire l’età in cui poter regalare tablet o cellulare a vostro figlio, tenete però in considerazione alcuni consigli che esperti e pediatri danno per un utilizzo più corretto e sicuro. Stabilite un tempo minimo e massimo per l’uso di questi strumenti, non più di 60 minuti di fruizione al giorno, controllando con attenzione cosa guarda e che applicazioni usa il bambino, in questi casi la privacy può passare in secondo piano rispetto alla sicurezza. Spiegate loro che il tablet non è un regalo, ma un oggetto dato in affitto, e che loro ne pagano il prezzo con il comportamento adeguato, che può essere revocato in qualunque momento. Infine siate sempre un buon esempio. Mettete da parte i vostri cellulari e i vostri tablet quando state insieme. Fate esperienze di vita sana e all’aperto, trovate attività da condividere, facendo così percepire loro la sensazione di libertà che si prova a vivere esperienze senza per forza farle filtrare dai mezzi di comunicazione moderni. È più emozionante guardare l’infinito dell’orizzonte con i propri occhi o a 30 centimetri da uno schermo?

Elena Tironi