21 Apr

Autostima, le 5 regole per crescere figli sicuri

La Dott.ssa Elena Tironi e il Dott. Simone Algisi parlano di autostima nei bambini sulla rivista Bergamo Salute (maggio-giugno 2015).
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Un buon livello di autostima è, secondo gli psicologi, la chiave del successo per riuscire nella vita. A scuola, nei rapporti con gli altri, nello sport. Ecco perché è importante aiutare i bambini a “plasmarla” e coltivarla fin da quando sono piccoli.

«Prima ancora di riconoscere la propria immagine davanti a uno specchio, il bambino si riconosce attraverso gli sguardi della mamma, del papà e delle persone che si prendono cura di lui: ne percepisce lo sguardo amorevole o la disapprovazione e comincia così a modellare la propria identità e il concetto di sé attraverso il modo con cui interpreta i segnali ricevuti dall’esterno. Ecco perché i genitori e tutte le figure significative per i bambino hanno un ruolo importantissimo nell’alimentare la fiducia in se stesso e nelle sue capacità» osservano la dottoressa Elena Tironi e il dottor Simone Algisi, psicologi. «L’immagine di sé deriva da un continuo confronto tra il sé reale, cioè quel che il bambino crede di essere, e il sé ideale, ciò che il bambino vorrebbe essere, perciò, quanto più questi elementi saranno in accordo e in equilibrio tra loro, tanto più il bambino crescerà sereno e svilupperà una buona stima di sé». Cosa possono fare allora i genitori e gli adulti per aiutare il proprio figlio a raggiungere questo equilibrio e far crescere l’autostima?

1. Amarlo senza condizioni
«L’autostima nasce soprattutto dall’affetto e dall’amore incondizionato, senza se e senza ma. Sono queste le basi per lo sviluppo di una buona autostima» spiegano gli psicologi. «Il bambino deve far esperienza di essere amato anche se a scuola non riesce a ottenere il voto più alto, se durante la partita di calcio non ha fatto goal e se viene punito per un comportamento sbagliato. Cinque minuti di coccole al giorno, sganciate da qualunque successo ottenuto dal bambino, possono essere un buon antidoto contro l’autosvalutazione».

2. Dargli obbiettivi realistici e gratificarlo per i successi
«Per evitare di crescere un bambino rinunciatario è importante dare obbiettivi realistici e guidarlo al raggiungimento del traguardo attraverso tappe graduali e progressive (“Vieni”, “Ti faccio vedere come si fa”), gratificandolo per i suoi piccoli successi (“Hai visto che sei capace”), attraverso la predisposizione di attività nei quali il bambino può riuscire, sperimentando le sue capacità: se per esempio ha 4 in matematica, è irrealistico pretendere un 8 in breve tempo, ma è più facile che prima riesca a prendere 5, poi 6, e così via» continuano gli esperti.

3. Coltivare la memoria del successo
Complimentarsi per i suoi successi e coltivare la memoria del successo, risulta senza dubbio utile per evitare che il bambino si rifiuti di fare qualcosa. «Come spiega lo psicologo francese Horst, il rifiuto si basa essenzialmente sulla “memoria dei fallimenti” del passato: il bambino, così come l’adulto, non crede di essere in grado di fare qualcosa perché non ha memoria di essere riuscito a fare qualcosa di analogo. Rinforzare la memoria dei piccoli traguardi può spingere il bambino a traguardi più ambiziosi» sottolineano la dottoressa Tironi e il dottor Algisi. «L’errore comune, a casa come a scuola, invece, è quello di rimarcare più spesso l’errore che la buona riuscita, convincendo il bambino a credere che il successo sia una condizione “normale”, mentre lo sbaglio sia “anormale”. La memoria del successo è inoltre importantissima per combattere quel senso di invisibilità presente in alcuni bambini. Sono quei bambini tranquilli, a volte più timidi, che a scuola non disturbano, che fanno il loro dovere e non richiedono sforzi da parte degli educatori al punto che quasi non ci si accorge di loro. In questi casi, per prevenire nel futuro eventuali comportamenti disturbati come l’autoesclusione dal gruppo, la violenza su se stessi o sugli altri o l’adesione a gruppi di amici turbolenti in cerca di visibilità, genitori e insegnanti devono attivarsi per far sì che essi si rendano di nuovo visibili a se stessi e agli altri: coltivare anche in questo caso la memoria dei successi e farlo magari in forma visibile, come creare una “scatola dei successi” che contenga i ricordi di tutti i traguardi raggiunti, potrebbe essere un buon alleato al recupero della propria autostima».

4. Criticarlo sì, ma in modo costruttivo
È importante criticare i comportamenti sbagliati del bambino, ma in modo equilibrato e costruttivo e soprattutto evitando di utilizzare etichette e generalizzazioni. «Frasi come “sei il solito imbranato”, “non ne combini mai una giusta”, fanno maturare nel bambino la convinzione di essere davvero sempre incapace e impediranno la costruzione della fiducia in se stesso, caratteristica indispensabile per crescere come adulto autonomo e degno di valore» continuano i due piscologi. «In più, non ha senso intestardirsi sul fatto che svolga una determinata attività, magari perché il genitore la pratica con un certo successo. Se il papà è un bravo sciatore, non è utile dare per scontato che il figlio voglia seguire lo stesso percorso, meglio ridimensionare le aspettative che a volte, quasi inconsciamente, si ripongono sui figli e incoraggiarlo a trovare la sua strada. Lo sforzo che un genitore dovrebbe fare è sintonizzarsi emotivamente sui bisogni del proprio bambino e aiutarlo a sviluppare una buona stima di sé, che non vuol dire narcisismo o arroganza, e a far maturare in lui la comprensione realistica dei propri punti di forza e di debolezza. Dirgli in continuazione “sei un genio” oppure “sei il più bravo sportivo del mondo”, rischia di essere controproducente perché, alla prova dei fatti, il bambino potrebbe rendersi conto di non essere molto più bravo della maggior parte dei suoi amici… e cadere dal piedistallo fa molto male!».

5. Credere in lui
«Per ultimo, ma non per importanza, bisogna credere in lui facendogli capire che un fallimento può sempre capitare, ma che alla lunga gli sforzi vengono sempre ricompensati e se nel tempo l’avete aiutato a coltivare i suoi personali talenti e non le vostre aspirazioni, sarà probabilmente un adulto felice: preferite che vostro figlio diventi un ottimo pasticcere o un pessimo medico?» concludono i due esperti.

a cura di Giulia Sammarco